CCNL Lapidei Confapi: versamento straordinario al Fondo pensione

Si riportano le istruzioni di Fondapi relative al versamento straordinario contrattuale di 150 euro da versare entro il 20/7/2019

Fondapi, con propria circolare, fornisce alle aziende del settore “Piccole e Medie Industrie Escavazione e lavorazione materiali Lapidei”, le istruzioni operative relative al versamento straordinario contrattuale di Euro 150 (una tantum), previsto nel Verbale di Accordo del 27/2/2019 tra Confapi Aniem e Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.
Secondo il suddetto accordo, il versamento “per tutti i lavoratori dipendenti” deve essere effettuato entro il 20 luglio 2019.
Si ricorda, inoltre, che le Parti Sociali firmatarie del CCNL citato hanno inoltre sottoscritto, il 10 aprile 2019, un Accordo attuativo delle disposizioni contenute nelle norme contrattuali sopra richiamate.

“Per i lavoratori già iscritti a Fondapi al 30 aprile 2019 (per avere sottoscritto il modulo di adesione o per effetto del tacito conferimento di TFR al Fondo Pensione), tale contributo contrattuale una tantum di € 150 si somma alle fonti contributive ordinarie e verrà destinato al comparto di investimento già scelto da ciascun lavoratore associato.
Per i lavoratori NON iscritti a Fondapi al 30 aprile 2019, il contributo contrattuale una tantum di € 150 determina L’adesione di tipo contrattuale degli stessi al Fondo Pensione, senza ulteriori obblighi contributivi, né per l’azienda, né per i lavoratori, finché gli interessati non decidano, eventualmente, di completare l’adesione sottoscrivendo anche la scelta del versamento del TFR e, nell’ipotesi, anche la contribuzione a carico dell’aderente e a carico dell’azienda. Il contributo contrattuale una tantum di € 150 sarà destinato al comparto di investimento fissato in base alle caratteristiche anagrafiche: comparto GARANZIA se il lavoratore ha un’età uguale o maggiore di 55 anni alla data di adesione, comparto PRUDENTE se l’età è inferiore a 55 anni alla data di adesione.
Il versamento del contributo contrattuale una tantum di € 150 non potrà essere destinato ad altre forme pensionistiche complementari diverse da Fondapi.
Se l’Azienda è già iscritta a Fondapi potrà operare utilizzando i codici già in suo possesso.
Qualora l’Azienda non fosse presente nel database del Fondo, sarà necessario che essa si registri per poter aprire la posizione contributiva e poter ottenere il Codice Associativo, la UserId e la Password.
Dopo essersi registrata ed aver ottenuti i codici dal Fondo, l’Azienda dovrà trasmettere il flusso relativo al contributo contrattuale una tantum.
Il bonifico, corrispondente all’importo totale del flusso contributivo, andrà effettuato sulle seguenti coordinate intestate a FONDAPI:
Banca: SGSS SPA – Societé Generale Securities Services SpA
IBAN: IT 39 W 03307 01719 000000000474

Nella causale inserire codice fiscale azienda: “CCCCCCCCCCC contributo contrattuale una tantum Lapidei”
Scadenza versamento: 20 LUGLIO 2019″

Aggiornata nota informativa del Fondo Previdenza Cooperativa

Il giorno 12 luglio 2019 è stata aggiornata la Nota informativa e la sezione I – Informazioni chiave per l’aderente del Fondo Pensione Nazionale a Capitalizzazione dei Lavoratori, Soci e Dipendenti, delle Imprese Cooperative e per i lavoratori dipendenti addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale ed idraulico-agraria.

PREVIDENZA COOPERATIVA è un fondo pensione negoziale che nasce dalla fusione di Cooperlavoro, Previcooper e Filcoop.
PREVIDENZA COOPERATIVA è finalizzato all’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema previdenziale obbligatorio ed opera in regime di contribuzione definita: l’entità della prestazione pensionistica è determinata in funzione della contribuzione versata e dei rendimenti della gestione. Possono aderire a PREVIDENZA COOPERATIVA i soci lavoratori e i lavoratori dipendenti appartenenti ai settori il cui rapporto di lavoro è disciplinato dai contratti e accordi collettivi di istituzione del Fondo.
L’adesione a PREVIDENZA COOPERATIVA dà diritto a un contributo al fondo pensione da parte del tuo datore di lavoro.
La misura, la decorrenza e la periodicità della contribuzione sono fissate dagli accordi collettivi che prevedono l’adesione a PREVIDENZA COOPERATIVA. Il contributo del datore di lavoro spetta unicamente nel caso in cui versi al fondo almeno il contributo minimo a tuo carico.
Per gli aderenti contrattuali, cioè coloro che hanno aderito al Fondo per effetto del versamento del contributo contrattuale a carico del datore di lavoro, la destinazione di tale contributo è diversificata in funzione delle caratteristiche anagrafiche e delle esigenze previdenziali dei lavoratori interessati. Per i già iscritti al Fondo, con modalità tacita o esplicita, e interessati dalla previsione contrattuale, i c.d. flussi contributivi contrattuali si aggiungono alla posizione in essere.
I familiari fiscalmente a carico possono fissare liberamente la misura della contribuzione a proprio carico. La posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico può essere alimentata o mediante versamenti diretti ovvero mediante versamenti indiretti, effettuati cioè per il tramite dell’azienda. Sul punto si rinvia al Regolamento sulla disciplina della partecipazione a PREVIDENZA COOPERATIVA dei familiari fiscalmente a carico, disponibile sul sito web del Fondo.
Le tipologie di rendita e le relative condizioni che PREVIDENZA COOPERATIVA ti propone sono riportate nel Documento sulle rendite, disponibile sul sito web del fondo.
Al momento del pensionamento, è possibile scegliere di percepire un capitale fino a un importo pari al 50% di quanto accumulato. Per gli iscritti a un fondo di previdenza complementare da prima del 29/4/1993, oppure quando il calcolo della tua rendita vitalizia risulta di ammontare molto contenuto, è possibile richiedere l’intero importo della prestazione in forma di capitale.
In caso di cessazione dell’attività lavorativa, di maturazione di un requisito contributivo complessivo di almeno 20 anni nei regimi obbligatori di appartenenza, di partecipazione di almeno 5 anni alle forme pensionistiche complementari e di raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 5 anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa, è possibile chiedere che il capitale accumulato presso il Fondo venga erogato, in tutto o in parte, in forma di “Rendita integrativa temporanea anticipata” (in breve: RITA).
Fermo restando il requisito della partecipazione di almeno 5 anni alle forme pensionistiche complementari, qualora alla cessazione dell’attività lavorativa segua un periodo di inoccupazione superiore a 24 mesi, la RITA potrà essere richiesta con un anticipo massimo di 10 anni rispetto alla data di maturazione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza.
In sostanza la RITA consiste nell’erogazione frazionata di un capitale, per il periodo considerato, pari al montante accumulato richiesto.
In qualsiasi momento è possibile richiedere un’anticipazione, fino al 75% di quanto hai maturato, per far fronte a spese sanitarie di particolare gravità, che possono riguardare anche il coniuge e i figli. E’ necessario aspettare almeno otto anni per poter richiedere un’anticipazione, fino al 75% di quanto maturato, per l’acquisto della prima casa di abitazione, per te o per i tuoi figli, o per le spese di ristrutturazione della prima casa, oppure un’anticipazione, fino al 30%, per altre esigenze di carattere personale.
Trascorsi due anni dall’adesione a PREVIDENZA COOPERATIVA è possibile richiedere di trasferire la posizione individuale in un’altra forma pensionistica complementare. Prima di questo termine, il trasferimento è possibile solo in caso di perdita dei requisiti di partecipazione al fondo.

Bloccata l’erogazione dell’EET da luglio per le aziende artigiane alimentari del Veneto

Cessa, a decorrere dal mese di luglio, l’erogazione dell’elemento economico territoriale (EET) per i dipendenti delle imprese della regione Veneto del settore alimentare artigiano.

Il contratto regionale per i dipendenti dalle imprese artigiane e dalle imprese non artigiane che occupano fino a 15 dipendenti del settore Alimentare e per i dipendenti delle imprese della Panificazione del Veneto ha previsto l’erogazione di un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri per le ore effettivamente lavorate sino al 30/6/2019.
L’accordo, tuttavia, stabilisce che, a partire dall’1/7/2019 l’ERT decade e non sarà più erogato, salvo accordi diversi tra le parti stipulanti il presente contratto.
Lo stesso accordo ha previsto un versamento mensile alla previdenza complementarea decorrere dal 1/4/2017 al 30/6/2019 per un massimo di 12 mensilità nell’anno civile quale “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato prescelto dal lavoratore.
Anche per tale elemento, l’accordo stabilisce che dall‘1/7/2019 tale versamento è decaduto salvo diverse intese tra le parti, che ad oggi non risulta sottoscritto.

Interpretazione del contratto individuale di lavoro, il limite imposto dalle norme imperative

Le intenzioni delle parti formalizzate in un contratto individuale di lavoro vanno ricercate secondo il canone ermeneutico dell’interpretazione soggettiva, anche valutando il loro comportamento complessivo posteriore alla conclusione del contratto e senza limitarsi al senso letterale delle parole; tuttavia, tale interpretazione non può comunque essere effettuata in violazione di quanto previsto da norme imperative di legge.

Una Corte d’appello territoriale aveva respinto il gravame di un datore di lavoro avverso la sentenza del Tribunale di prime cure che aveva accertato il diritto di un lavoratore ad osservare l’orario di lavoro parziale, secondo i turni precisati nell’accordo individuale stipulato tra le parti, in occasione della trasformazione a tempo parziale del rapporto di lavoro originariamente sorto a tempo pieno.
La Corte territoriale ha ritenuto infondato l’assunto della società secondo cui l’accordo sull’articolazione dell’orario di lavoro doveva essere riferito esclusivamente alla turnazione all’epoca vigente. Al contrario, la circostanza che la pattuizione avesse per oggetto la durata della prestazione fissata nei tre quarti del normale orario settimanale, in un arco di tempo e con un monte ore giornaliero e settimanale ben definiti, non consentiva di ritenere solo esemplificativa o dichiarativa l’indicazione dell’orario e della sua articolazione, indicazione che invece doveva intendersi come un parametro rigido e non modificabile unilateralmente da parte del datore di lavoro. Pertanto per la corte di merito il richiamo testuale ai turni aveva solo valore di specificazione dell’ inserimento della prestazione lavorativa in detti turni.
Avverso la sentenza propone così ricorso in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte distrettuale avrebbe disatteso i criteri interpretativi dettati dal Codice civile in tema di contratti, non tenendo conto della effettiva volontà dei contraenti (art. 1362 c.c.) ed effettuando comunque un’interpretazione di tale volontà contraria a buona fede (art. 1366 c.c.), avendo cristallizzato, invece, in modo irreversibile, la collocazione temporale della prestazione della lavoratrice.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. L’indicazione normativa contenuta nella disciplina applicabile (art. 5, D.L. n. 726/1984, convertito in L. n. 863/1984), infatti, pare chiara nel prescrivere che, nel contratto di lavoro part time, la distribuzione dell’orario di lavoro ridotto va fatto con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno e deve essere indicata per iscritto. L’interpretazione del contratto sottoscritto tra le parti, dunque, deve certamente ricercare la volontà espressa dalle stesse, secondo canoni ermeneutici di interpretazione soggettiva, senza limitarsi al senso letterale delle parole, anche valutando il comportamento complessivo delle parti, posteriore alla conclusione del contratto (art. 1362 c.c.), nonché secondo buona fede (1366 c.c.); tuttavia, tale interpretazione non può essere effettuata in violazione di quanto previsto da norme imperative di legge.
Nella fattispecie, le parti hanno convenuto una riduzione al 75% dell’orario settimanale distribuito su 5 giornate lavorative dal lunedì al venerdì, entro un arco temporale giornaliero definito, in relazione alla rotazione dei turni di lavoro. La disponibilità alla modifica dei turni risulta pertanto chiaramente rivolta all’orario del turno giornaliero e non a quello settimanale.

Strutture ricettive: nuove regole di prevenzione incendi

Modificate le regole di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture turistico-ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone (Ministero interno – decreto 02 luglio 2019).

Il Ministero dell’Interno ha ritenuto necessario aggiornare la vigente regola tecnica di prevenzione incendi sulla base degli aggiornamenti normativi nel frattempo intervenuti nonché porre rimedio ad alcune criticità applicative segnalate dalle associazioni di categoria, relativamente agli aspetti correlati all’individuazione degli addetti incaricati della gestione delle emergenze e dei dispositivi antincendio mobili.

Le nuove norme di prevenzione incendi entrano in vigore il 13 luglio 2019 e non riguardano le strutture già in regola con gli adempimenti precedenti.

Per le strutture-ricettive interessate le regole sono distinte per:
– attività di nuova costruzione;
– attività già esistente.

Le misure di sicurezza, invece, sono distinte per le varie categorie antincendio:
– organizzazione generale;
– precauzioni;
– comunicazione;
– allontanamento;
– contrasto.

Settore “Autostrade” – Accordo per il Premio di produttività

Sottoscritto, il 10/7/2019, tra la Società Autostrade per l’Italia e le OO.SS. FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, SLA-CISAL, UGL, l’accordo per stabilire l’importo relativo al Premio di Produttività per l’anno 2019, relativo ai risultati dell’anno 2018

I valori degli indicatori stabiliti dalle parti con l’accordo del 10/7/2019, portano ad un risultato complessivo del premio pari ad € 2.765 per un livello “C”, che è stato ripartito in 2 tranches, la prima erogata con le competenze del mese di Marzo (pari ad € 1.345) e la seconda di € 1.420 da erogare nel mese di Luglio 2019.

Importi riparametrati del Premio
Nell’accordo firmato il 10/7/2019, le Parti hanno stabilito i seguenti importi del Premio Produttività 2018 (erogazione 2019)

Parametri

Livello

Premio Produttività 2018

1.a tranche marzo 2019

2.a tranche luglio 2019

235 A 4.390,37 2.135,64 2.254,73
210 A1 3.923,31 1.908,45 2.014,86
185 B 3.456,25 1.681,25 1.775,00
169 B1 3.157,33 1.535,85 1.621,48
148 C 2.765,00 1.345,00 1.420,00
135 C1 2.522,13 1.226,86 1.295,27
100 D 1.868,24 908,78 959,46

(Si segnala che l’erogazione della prima tranche è stata sollecitata da una lettera delle OO.SS. inviata alla Società Autostrade per l’Italia, il 4 marzo 2019, e poi disposta dalla parte datoriale nel cedolino di marzo 2019).

Criteri di erogazione del premio di produttività
II premio verrà corrisposto al personale a tempo indeterminato in servizio alla data del 10/7/2019, in relazione al servizio prestato nell’anno precedente.
Per il personale con contratto di lavoro a tempo parziale il Premio verrà riproporzionato in relazione alla durata ordinaria della prestazione, comprendendo a tali effetti le ore supplementari prestate nell’anno precedente, con esclusione delle ore trasformate in riposi compensativi e confluiti nella banca ore.
La quota giornaliera si determina dividendo per 22 1/12 dell’importo annuo spettante; la quota mensile è pari a 1/12 dell’importo annuo spettante.
Troveranno applicazione i seguenti criteri:
– in caso di non effettuazione della prestazione per malattia e/o per assenze non retribuite relative all’anno 2018, non verrà corrisposta una quota giornaliera del Premio;
– in caso di malattia superiore a 5 giorni consecutivi di calendario relative all’anno 2018, verrà riconosciuta, a partire dal sesto giorno, una quota del premio pari all’80% di quella giornaliera.
Gli importi del premio di cui al presente accordo non sono utili agli effetti del computo di alcun istituto contrattuale né del trattamento di fine rapporto.
Ai lavoratori assunti con contratto a tempo determinato sarà corrisposto un Premio corrispondente ad 1/12 della quota annua del premio erogato l’anno precedente per ogni mese di servizio prestato nell’anno di corresponsione. Detto premio verrà corrisposto, ripartito in quote mensili, a tutto il personale a termine con le stesse modalità di cui sopra.
Le Parti firmatarie del presente Accordo attestano congiuntamente che:
– l’erogazione disciplinata nel presente documento e denominata “premio di produttività” risponde pienamente ai requisiti di cui alla Legge n. 208/2015 e successive modifiche;
– il premio può beneficiare del cd “sgravio contributivo”;
– il premio costituisce “corresponsione di voce retributiva corrisposta solo al termine di un periodo annuale”;
– il premio costituisce un “unicum” di ammontare complessivo lordo individuato nel presente accordo e pertanto la “detassazione”, ove prevista, sarà applicata all’intera somma erogata nell’anno 2019 e riferita alla redditività 2018 a ciascun dipendente.
Il risultato complessivo raggiunto è valido, con le stesse caratteristiche, anche per le aziende Atlantia, SDS, Telepass, TPAY, Ad Moving e Tech, ai sensi di quanto previsto dai precedenti Accordi in materia e costituisce utile riferimento per le altre aziende collegate e partecipate.

Sostegno allo studio universitario negli Studi Professionali

L’Ente Bilaterale degli Studi Professionali (Ebipro), ha deciso di rafforzare le prestazioni a sostegno del diritto allo studio prevedendo un rimborso parziale delle spese effettuate dai lavoratori per il pagamento delle tasse universitarie proprie e dei figli.

Ebipro, nell’ottica di favorire il diritto allo studio, ha avviato una nuova prestazione che consiste nel rimborso ai dipendenti di studi/aziende in regola con i versamenti alla bilateralità e con un’anzianità contributiva di almeno 6 mesi al momento della richiesta, di parte delle spese sostenute per le tasse universitarie, sia a titolo personale che per i figli. Il rimborso è pari al 50% delle spese sostenute fino a un importo massimo erogabile di € 500 per richiesta.
Nella medesima richiesta possono essere cumulate le spese sostenute sia a titolo personale che per i figli. La domanda deve essere inviata in un’unica soluzione e completa di alcuni allegati quali: il modulo di richiesta scaricabile dal sito www.ebipro.it, l’autocertificazione stato di famiglia (se viene richiesto il rimborso di tasse universitarie versate per i figli), la copia del certificato di iscrizione all’Università, la copia della disposizione di versamento delle tasse universitarie (MAV, bollettino, bonifico bancario, etc.), la copia dell’ultima busta paga.

Licenziamento per giusta causa per abuso dei permessi 104

È legittimo il licenziamento per giutsa causa del lavoratore abuso dei 104, per il disvalore sociale ed etico della condotta e la compromissione irrimediabile del vincolo fiduciario.

Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per abuso dei permessi per assistenza al familiare disabile.
In particolare, dalla relazione investigativa prodotta dal datore di lavoro era emerso che in alcune giornate il medesimo lavoratore non era uscito né entrato nella propria abitazione in orario compreso fra le 6.30 e le 21,00; ciò strideva insanabilmente con le giustificazioni rese dallo stesso in sede di audizione disciplinare, nell’ambito delle quali aveva dichiarato di aver prestato regolare assistenza alla zia come era abitudine, ad eccezione di alcune ore della giornata.
Prova ulteriore della mancata assistenza era fornita dall’appostamento dell’investigatore nella strada dove era ubicata l’abitazione della zia, non esplicando incidenza determinante l’errore di due numeri civici quale sede dell’appostamento, trattandosi (come riferito dai testimoni) di strada “a senso unico e molto stretta”, con numeri civici “adiacenti”.
Ciò giustificava, dunque, il provvedimento espulsivo per il disvalore sociale ed etico della condotta e la compromissione irrimediabile del vincolo fiduciario.

Centri eleborazione dati: entro il 16 luglio il versamento al Fondo Easi

Scade il 16 luglio il termine per effettuare il versamento al Fondo di assistenza sanitaria EASI relativa al trimestre 1° luglio – 30° settembre per i lavoratori dipendenti dei Centri Elaborazione Dati (CED).

Il versamento dei contributi avviene con cadenza trimestrale anticipata, per cui, alla data del 16 luglio va versata la quota relativa al trimestre 1° luglio – 30 settembre
Ad ogni scadenza il Fondo provvede in maniera automatica a generare le distinte di pagamento che verranno inoltrate all’indirizzo e-mail  specificato al momento dell’iscrizione dell’azienda e che saranno disponibili anche on-line accedendo al portale alla sezione “Gestione Pagamenti”. La distinta di pagamento darà l’importo esatto da versare e la causale da utilizzare per ogni trimestre di riferimento e dovrà obbligatoriamente essere riportata in maniera precisa e puntuale all’atto del versamento.
Si ricorda che la quota una tantum per l’iscrizione è pari a euro 40,00 a totale carico dell’azienda.
La quota da corrispondere per la copertura sanitaria del dipendente è fissata in euro 15,00 mensili per 12 mensilità di cui euro 13,50 a carico del datore lavoro e euro 1,50 a carico di ciascun lavoratore iscritto al Fondo Easi.
Il datore di lavoro che ometta il versamento è tenuto a corrispondere al lavoratore in busta paga un elemento distinto della retribuzione di euro 30,00 per quattordici mensilità, utile ai fini di tutti gli istituti contrattuali, compreso il Tfr.

Appalto e somministrazione: indici rivelatori della intermediazione

Si configura intermediazione illecita ogni qual volta l’appaltatore metta a disposizione del committente una prestazione lavorativa, rimanendo eventualmente in capo a lui, datore di lavoro, i soli compiti di gestione amministrativa del rapporto – quali retribuzione, pianificazione delle ferie, assicurazione della continuità della prestazione – ma senza una reale organizzazione della prestazione stessa, finalizzata ad un risultato produttivo autonomo.

La Corte d’appello di Roma ha respinto l’appello, confermando la pronuncia di primo grado con cui era stata dichiarata l’illiceità dell’appalto tra X e Y. La Corte di merito ha ritenuto che, ai sensi dell’art. 20, comma 3, lett. g) del D.Lgs. n. 276 del 2003, la gestione dei call center rientrasse tra le ipotesi tipiche di somministrazione di lavoro; ha desunto da tale previsione l’eccezionalità del ricorso all’appalto per la gestione dei call center, addossando di conseguenza al committente l’onere di dimostrare i requisiti di configurabilità dello stesso, in particolare l’esercizio del potere organizzativo e direttivo non limitato alla gestione del personale ma esteso al contenuto professionale della prestazione. Ha così accertato, in base all’istruttoria, che l’attività di call center fosse svolta dai dipendenti in locali e con mezzi messi a disposizione da X; che nei medesimi locali lavorassero dipendenti X addetti al call center; che la appaltatrice metteva a disposizione solo il personale “con conseguente evanescenza del rischio d’impresa, anche in considerazione della previsione di un corrispettivo fisso fino ad una certa quantità di telefonate”; che non era dimostrato l’utilizzo dei dipendenti Y, in conformità alle previsioni del contratto di appalto, nei soli casi in cui i lavoratori della società X fossero occupati oppure al di fuori dall’orario di lavoro dei medesimi.
Ha ritenuto non dimostrato che l’appaltatrice esercitasse un potere organizzativo e direttivo sui propri dipendenti impiegati nell’appalto ed ha anzi accertato che le modalità di svolgimento dell’attività comportassero inevitabilmente l’esercizio da parte della società X del potere organizzativo e direttivo sui dipendenti Y, inseriti logisticamente e funzionalmente nell’organizzazione dalla stessa predisposta per il funzionamento del call center, come peraltro documentalmente confermato dalla trasmissione di istruzioni da X a tutti gli addetti al call center, dipendenti anche di Y e dalla identica sottoposizione di tutti i lavoratori a controlli sul contenuto dell’attività svolta. Contro tale sentenza X ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
I due motivi di ricorso sono infondati. A prescindere infatti dalla erroneità in diritto della tesi esposta nella sentenza impugnata sulla presunzione semplice di illegittimità dell’appalto per i call center, la decisione dei giudici d’appello poggia su un accertamento in fatto motivato in base all’istruttoria svolta, non censurabile in sede di legittimità, e risulta conforme ai principi enunciati dalla Corte di cassazione sul discrimine tra appalto e somministrazione, di cui all’art. 29, D.Lgs. n. 276 del 2003.
Il legislatore delegato se, da un lato, ha consentito che l’appaltatore, in relazione alla peculiarità dell’opera o del servizio, possa limitarsi a mettere a disposizione dell’utilizzatore la propria professionalità, intesa come capacità organizzativa e direttiva delle maestranze, a prescindere dalla proprietà di macchine ed attrezzature, dall’altro ha ritenuto imprescindibile ai fini della configurabilità dell’appalto lecito che sia l’appaltatore stesso ad organizzare il processo produttivo con impiego di manodopera propria, esercitando nei confronti dei lavoratori un potere direttivo in senso effettivo e non meramente formale. Ne discende che, anche per gli appalti stipulati nella vigenza del richiamato decreto legislativo, opera il principio, ripetutamente affermato in Cassazione, secondo cui si configura intermediazione illecita “ogni qual volta l’appaltatore metta a disposizione del committente una prestazione lavorativa, rimanendo eventualmente in capo a lui, datore di lavoro, i soli compiti di gestione amministrativa del rapporto, ma senza una reale organizzazione della prestazione stessa, finalizzata ad un risultato produttivo autonomo”.
Secondo la Cassazione, dunque, la decisione dei giudici di appello si pone in linea con i citati precedenti di legittimità e si sottrae alle dedotte censure di violazione di legge; il ricorso deve essere dunque rigettato (cfr. Cass. Ordinanza n. 18554/2019).